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  IL  PURIM  DI  SIRACUSA

 

Il Purim di Siracusa, scritto in ebraico e tradotto in italiano, racconta la storia dello scampato pericolo degli ebrei durante la dominazione spagnola in Sicilia, accaduta il 9 febbraio 1352, quando governava  lo spagnolo re Martino.

Secondo la tradizione talmudica si chiamano purim quegli avvenimenti caratterizzati da interventi miracolosi, che modificano la sorte a danno di colui che aveva organizzato il suo malvagio proposito.

Città, come Padova, Firenze, al pari di Siracusa, hanno un purim che rimandano nella loro articolata

narrazione al ben noto purim di Ester, la regina ebrea, moglie del re persiano Assuero, mentre testimoniano la forte presenza di ebrei nel loro territorio.

La ricerca documentaristica sull’identità del Purim di Siracusa, come apprendiamo da “Materia Giudaica”, rivista dell’associazione italiana per lo studio del giudaismo XI/I-2 (2006), edita dalla Giuntina, ebbe inizio presto, come si evince da notizie risalenti al XV secolo per continuare nel XIX e XX secolo e concludersi con quella di Dario Burgaretta nel XXI.

Gli studiosi del passato sono stati M. Zlatki (1882), M. G. Ottolenghi (1886), M. Matalon (1901),

A.Rosanes (1907), D. Simonsen (1910), A. Feller (1992), M. Koen Sarano (1995), e altri.

Dopo avere citato le fonti storiche, riportiamo il contenuto del Purim di Siracusa:

Quando su questo territorio governava il sovrano spagnolo, molti erano gli ebrei che dimoravano nell’isoletta Ortigia, che costituiva la stessa città. In essa c’erano 12 sinagoghe costruite con pietra da taglio, ricoperte di crisolito e con colonne di marmo.

In quel tempo era in uso che al passaggio del monarca per la piazza della loro residenza, ogni sinagoga esponesse le teche contenenti i rotoli della Torah, le quali erano avvolte nelle custodie ricamate d’oro e d’argento, e che i rabbini benedicessero il re a gran voce, a cui si univa il popolo all’Amèn.

In quell’anno, i rabbini pensarono che non era una buona cosa portare i rotoli della Legge di Hashèm, al cospetto di un re considerato pagano e idolatro. Quindi concordarono che al suo passaggio fossero esposte le teche vuote.

In quei giorni, però, accadde che un giudeo di nome Haim Sani si fosse convertito al cristianesimo prendendo il nome Marcos, il quale accattivandosi la benevolenza del re, ebbe nel palazzo reale un suo seggio fra quelli dei ministri.

I rabbini al nuovo passaggio del sovrano esposero, come convenuto, le teche vuote ricoperte dalle belle custodie.

Il perfido Marcos vociferò al re l’accordo dei capi religiosi. Ciò fece infuriare il sovrano, il quale decretò una sentenza di morte per i traditori, e decise di passare all’improvviso per la piazza, dove si affacciavano le dimore dei giudei e constatare di persona la verità dei fatti raccontati.

Ma, quella notte, mentre il re decideva la distruzione dei giudei, del popolo eletto, a Efraym Baruk, lo shammash (custode) di una delle sinagoghe, apparve in sogno il patriarca Elia, che lo spinse ad andare in sinagoga e introdurre nella teca vuota i rotoli della Legge.

Baruk eseguì il comando e poi tornò a letto. La stessa visione, l’avevano avuta gli altri custodi, ma non ne parlarono tra di loro, come il messaggero divino aveva ad essi suggerito.

La mattina del 9 febbraio 1352 (5180 dalla creazione), il re saragusanos assieme alla corte e all’esercito passò inatteso per la piazza, i giudei corsero ad avvisare i rabbini, i quali in gran fretta e con le teche andarono a riverire  il re, che volle vedere la Legge di Mosè.

A tale richiesta il popolo cominciò ad avere paura. Ma, quando il monarca vide i rotoli, benedisse i giudei e li dispensò dai tributi per la riverenza mostrata. E Marcos fu messo a morte al posto dei giudei.

Il giorno del miracolo fu festeggiato ogni anno, tramandando la celebrazione ad ogni nuova generazione per ricordare quanto compiuto dall’Eterno, dall’Onnipotente, mutando il lutto in letizia, la paura in giubilo, la sorte toccata al malvagio e le benedizioni raccolte da Israele.

E in gioia, dopo 520 anni, è stata commemorata nella sinagoga di Siracusa la ricorrenza del miracolo, evidenziando nel contempo quale miracolo sia il recupero della memoria storica  per  rinsaldare i siracusani, i vincoli di appartenenza ad uno stesso popolo, a tutti gli ebrei di ieri e di oggi.

 

 

 


 


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